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venerdì 12 giugno 2020

Serie TV Chernobyl: distruzione di un ecosistema

Sempre rimanendo nell'ambito delle serie TV, dopo una da me inventata, parlerò ora di una reale, riguardante i temi trattati in questo blog.

Chernobyl è una serie televisiva americana, prodotta dal network statunitense HBO e distribuita in Italia da Sky. Essa ricostruisce con dovizia di particolari le dinamiche che portarono al disastro nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare ucraina e si concentra anche sulle conseguenze dell'incidente non solo sulla popolazione civile, ma anche sulla politica dell'Unione Sovietica. Sono ricostruite le incompetenze in materia ingegneristica che portarono alla distruzione del reattore, concentrandosi soprattutto sull'incapacità non solo degli ingegneri, ma anche dei dirigenti che non seppero adeguatamente gestire la crisi.
Un personaggio in particolare, la scienziata Ulana Khomyuk, incarna in sé tutti gli scienziati che seppero prevedere le catastrofiche conseguenze che l'esplosione del reattore nucleare avrebbe avuto sulla popolazione civile non solo ucraina, ma anche europea, e che seppero agire in modo tale da evitare una catastrofe. L'incidente di Chernobyl, certamente uno degli eventi storici più importanti del panorama contemporaneo, fu una delle cause che portarono al crollo dell'Unione Sovietica, già indebolita sul piano economico e geopolitico, ma che ricevette, dall'incidente avvenuto in Ucraina, un danno di immagine irreparabile, in cui l'incompetenza di una classe dirigente corrotta e gerontocratica venne alla luce.
Nella miniserie sono ricostruite anche le vite di tutti coloro che che morirono per colpa dell'avvelenamento da radiazioni: non solo civili innocenti ma anche pompieri, minatori, scienziati che contribuirono a evitare che il disastro avesse conseguenze persino più gravi di quelle già causate. Tale serie rappresenta perfettamente quali possono essere le conseguenze di una catastrofe ambientale su un ecosistema: non solo danni irreparabili all'ambiente, ma anche la distruzione di una comunità tanto per le morti dei componenti quanto per l'esodo a cui una catastrofe ambientale può portare. Oltretutto, la comunità che venne distrutta non fu semplicemente quella delle zone di Chernobyl e Pripyat: in una visione più ampia, l'incompetenza nella gestione della crisi portò alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, che è alle radici del disordine geopolitico mondiale del tempo attuale.
Di seguito il trailer:

Ecosistema, quindi, non è da intendersi solo nel senso del rapporto tra gli uomini e l'ambiente, ma anche delle conseguenze che una crisi ambientale può avere sulla coesione di una comunità più o meno vasta. Si comprende perciò quanto sia di vitale importanza per la nostra società operare verso uno sviluppo sostenibile: un esempio in tal senso è l'ingegneria ambientale, qui analizzata.
Dopo aver letto queste considerazioni dovrebbe inoltre essere immediata una prima comprensione della filosofia di Hans Jonas, e di concetti quali la responsabilità dell'uomo verso la Natura.

Inquadramento storico delle lotte ambientaliste degli anni '70

Avendo citato in alcuni post gli eventi legati alle lotte ambientaliste degli anni '70, è doveroso inquadrare tale periodo storicamente; per farlo è necessario partire dal Secondo conflitto mondiale.

Nel secondo dopoguerra, uno dei principali motori dello sviluppo economico impetuoso che travolse l'Occidente fu il basso costo delle materie prime. Questo basso costo era dovuto principalmente al sistema che gli Stati Uniti proponevano, in contrasto con quello sovietico. Il modello economico americano era cioè basato su un mondo interconnesso, soprattutto grazie allo sviluppo delle telecomunicazioni e del trasporto aereo: erano i primi passi della globalizzazione, che permetteva il collegamento tra aree produttrici di fonti energetiche e aree consumatrici. La diffusione di beni di consumo durevoli, quali l'automobile o gli elettrodomestici, comportò un enorme consumo di fonti energetiche, soprattutto di petrolio, allora disponibile ad un bassissimo costo per via del dominio imperialistico e coloniale che gli che gli stati occidentali esercitavano sugli stati produttori.

Questa fiorente fase di sviluppo terminò nel 1973, con la crisi energetica, nella quale si verificò un brusco aumento del prezzo del greggio e dei suoi derivati. Questi aumenti furono causati dai paesi arabi dell'OPEC (organizzazione dei paesi esportatori del petrolio), i quali decisero di sostenere l'azione militare di Egitto e Siria contro Israele e di conseguenza contro tutto il mondo occidentale, affiliato alla Nato.
crisi petrolifera
Vennero allora varate, soprattutto nei paesi dell'Europa occidentale, misure per diminuire il consumo del petrolio ed evitare gli sprechi: in Italia, in particolare, il governo di Mariano Rumor varò un piano nazionale di "austerity economica", con misure quali il divieto di circolare in auto la domenica, la fine anticipata dei programmi televisivi, la riduzione dell'illuminazione stradale e commerciale e una riforma energetica.

Milano, corso Buenos Aires: divieto di circolazione per le auto
misure dell'austerity
La crisi cambiò certamente la mentalità della popolazione su alcuni importanti temi: si diffuse infatti una maggior consapevolezza dell'instabilità del sistema produttivo e si rivalutò l'importanza del petrolio, che non era più visto come l'unica fonte di energia possibile; ovunque, non solo in Italia, vi fu un grande interesse verso nuove fonti di energia alternative, quali il gas naturale e l'energia atomica. Cominciarono ad entrare nel vocabolario comune nuove parole come "ecologia" e "risparmio energetico", simboli di un cambiamento della mentalità della società internazionale e della vita di tutti i giorni.
Ci si può a questo punto collegare ai seguenti articoli: La Terra invoca aiuto, in cui è esposto il Rapporto sui limiti dello sviluppo del '72, e il pensiero del filosofo contemporaneo Hans Jonas.

Fonti:

giovedì 11 giugno 2020

Serie TV: L'isola - Utopia di una città ideale - STEP #22

 L'isola - Utopia di una città ideale
Parte 1 - Il libro

Primavera 1453. Dopo dure settimane di assedio, Costantinopoli non può più resistere, ed è destinata a cadere per mano dell’Impero Ottomano; con essa termina la vita del glorioso Impero Romano d’Oriente, che per lungo tempo aveva resistito agli attacchi delle popolazioni barbariche. 

Il sovrano Costantino XI è intenzionato a fuggire, insieme ad alcuni suoi fedeli. Prima di farlo, tuttavia, scoprono per puro caso, in un’antica biblioteca, un’opera di Vitruvio: è un trattato di architettura, del quale nessuno sapeva l’esistenza. Inizialmente non danno importanza a questo ritrovamento, presi dalle vicende belliche, ma decidono di portarlo con sé nella fuga. 

La meta prestabilita è Venezia, rimasta ancora incolume agli attacchi turchi. Qui gli esuli incominciano a studiare l’opera ritrovata, insieme ad alcuni eruditi veneziani; solo ora riescono a comprenderne la reale importanza: in questo testo vi è infatti descritto minuziosamente il progetto di una città utopica, come mai nessuno l’aveva pensata fino ad allora.

Parte 2 - Il viaggio

Anche Venezia si rivela essere in pericolo, a causa dell’avanzata dell’Impero Ottomano. La corte della Repubblica, guidata dal Doge, decide dunque di fuggire dalla città, insieme ai pochissimi superstiti del nucleo originario fuggito da Costantinopoli. Essi hanno un piano: vorrebbero rendere realtà la città ideale di Vitruvio, per poter vivere in pace e prosperità. 

Per fare ciò hanno tuttavia la necessità di trovare un luogo dove non poter essere raggiunti: a tal scopo assoldano un gruppo di navigatori, i quali riescono nell’intento di scoprire un’isoletta a largo dell’Africa settentrionale, della quale manterranno segreta l’ubicazione. 

Nel 1510 avviene finalmente la partenza verso l’isola, in gran segreto: era stato infatti studiato un piano secondo il quale le navi coinvolte sarebbero partite da porti dislocati in tutta Europa, per non destare sospetti. Per il viaggio erano stati inoltre chiamati i migliori architetti e ingegneri d’Europa, per poter comprendere ed interpretare al meglio gli scritti di Vitruvio.

Parte 3 - L'isola

Inizio ‘600. I primi anni sull'isola furono molto duri, soprattutto per la scarsità di risorse, sia alimentari che per le costruzioni. Dopo una ventina d’anni, però, la città cominciava a fiorire, e soprattutto a prendere la forma voluta, ossia quella progettata da Vitruvio. Solo allora si comprese fino in fondo la grandezza e il genio dell'architetto vissuto ben quindici secoli prima.

Il progetto di questa città ideale si basa sulla convinzione che questa debba essere pensata per essere in assoluta simbiosi con la natura, e che debba seguire i suoi schemi intrinseci. Si va dunque a creare un profondo “ecosistema” tra uomo, natura e città.
Sempre in prestito dalla natura, ad esempio, vengono tratti alcuni schemi geometrici quali la spirale aurea o la proporzione aurea, i quali vengono usati dovunque, a partire dalla pianta della città: tutti gli edifici sono infatti disposti seguendo questa spirale. Essa ha inizio nella biblioteca, ritenuta il luogo più sacro della città, la quale è posta sulla sommità di una collina, come a rappresentare metaforicamente la testa di una persona, ossia la parte pensante.
I settori, necessari per la costruzione geometrica della figura, rappresentano i quartieri della città.
Tutti gli edifici, poi, sono progettati seguendo la proporzione aurea, e presentano, sia all'esterno che negli interni, motivi floreali e faunistici. Gli spazi della città rimasti liberi sono completamente tappezzati di boschi e giardini.





Fonti immagini:

mercoledì 10 giugno 2020

La Natura è scritta in linguaggio matematico: Galileo

Non può assolutamente mancare, nell'analisi di tematiche come la Natura e il rapporto tra questa e l'uomo, il pensiero di Galileo Galilei, padre della scienza moderna.
Il saggiatore
Questo rapporto, se in filosofi quali Bruno e Spinoza era di tipo metafisico, ora diventa di stampo prettamente scientifico e matematico. Sostiene infatti che "La filosofia [della natura] è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto dinanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscere i caratteri ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi [sic] è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto" (Il Saggiatore (1623), in Opere, vol. VI, p. 232).

Per l'analisi del suo pensiero cito una parte di quanto scritto in questo articolo: "E' bene ricordare che lo scopo di Galileo non era quello di spiegare l'esistenza del mondo e la sua essenza ma il modo di essere e le leggi che ne regolano il funzionamento. Sosteneva che la natura, essendo rivelazione di Dio, è soggetta a leggi ben precise che si possono ridurre in termini matematici e l'uomo, attraverso la sua intelligenza può giungere alla conoscenza di quelle leggi che regolano i fenomeni naturali. Per Galileo le conoscenze umane devono nascere dalla presa diretta della realtà e dalla “sensata esperienza”, ovvero la conoscenza della realtà che si ottiene dall'intelletto e dai sensi."
Infine, "Come Husserl scriverà poi in Krisis, capolavoro della sua maturità, con Galileo è iniziata la separazione tra il mondo della percezione e quello della scienza. Una separazione che avrebbe portato alla terza antinomia di Kant. Machiavelli fondò dunque la moderna concezione dell’umano, Galileo la moderna concezione della natura: la modernità, con la sua costitutiva scissione tra mondo umano e natura, ha le proprie radici saldamente piantate in Italia."


Fonti:

sabato 6 giugno 2020

Mappa concettuale di Ecosistema - STEP #23

Ecco una possibile mappa concettuale sui temi principali, affrontati sia a lezione che nel blog personale, riguardanti ecosistema.
Analizzando tali argomenti, si può dividere la mappa in due sezioni: nella parte superiore vi sono termini derivanti dal concetto di Natura, mentre in quella inferiore i termini sono legati all'Uomo. I due concetti di Natura e Uomo sono infatti diametralmente opposti nella mappa, e il loro collegamento -evidenziato in giallo- è, a mio parare, il più cruciale di tutta la mappa.
Proprio questo collegamento, anche se nel senso negativo, ossia di progressivo distaccamento, è un concetto cardine della filosofia di Hans Jonas (qui analizzata).

Diversi post analizzano dei collegamenti tra questi concetti: Ecotopia: l'utopia dell'ambientePapa Francesco e la lotta per l'ambienteLa Terra invoca aiutoL'ingegneria ambientale a difesa dell'ambiente sono i principali.

venerdì 5 giugno 2020

Giornata mondiale dell'Ambiente

Il 5 giugno di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 dicembre 1972 (evento già descritto in questo post).
Per una descrizione completa qui.

5 giugno

giovedì 28 maggio 2020

Ecotopia: l'utopia dell'ambiente - STEP #19

Ecotopia: Il romanzo del nostro futuro è un romanzo utopico scritto da Ernest Callenbach nel 1975, nel quale viene descritta una delle prime società utopico-ecologiche; ebbe una grande influenza sui movimenti ambientalisti degli anni '70 (anni in cui viene pubblicato il Rapporto sui limiti dello sviluppo, viene indetta la prima Conferenza sullo sviluppo sostenibile e nasce la mentalità ambientalista di massa: qui spiegato). Bisogna inoltre sottolineare che le meraviglie tecnologiche descritte nel romanzo sono basate su ricerche e scoperte reali.
Ecotopia è un paese nato dalla secessione degli stati sulla West Coast americana -California, Oregon e Washington- con lo scopo di creare uno “stable-state” ecosystem, ossia uno stato in cui vi sia il perfetto equilibrio tra uomo e ambiente.
Il protagonista è William Weston, un giornalista americano, che si reca ad Ecotopia per realizzare una serie di articoli che permettano ai suoi connazionali di conoscere meglio questo utopico paese del quale si conosce ben poco. Ogni capitolo del libro è costituito da una prima parte di descrizione oggettiva e quasi scientifica di ogni aspetto della società ecotopiana e da una seconda parte invece soggettiva, nella quale il protagonista racconta le proprie esperienze ed opinioni.
William scopre una società che limita il più possibile l'inquinamento e che ricicla ogni oggetto prodotto; vi sono particolari concezioni di consumo, agricoltura, attività forestali e sviluppo industriale, tutti in chiave eco-sostenibile, e vengono utilizzate unicamente le fonti rinnovabili. Donne e uomini hanno pari diritti (il presidente è una donna, oggi paragonata a Hillary Clinton), e vi è una più ampia concezione di famiglia. Nel corso del suo soggiorno Weston, dapprima diffidente e prevenuto, comprende e adotta le idee e la cultura ecotopiana, decidendo addirittura di non rientrare più negli Stati Uniti, ma di rimanere ad Ecotopia con la sua nuova compagna Marissa.

Probabilmente l'autore, durante la scrittura del romanzo, ha in mente la società utopica di Francesco Bacone, narrata nella Nuova Atlantide (qui analizzata): anche in quest'ultima la società si basa sullo sviluppo scientifico e tecnologico, e vi è una descrizione estremamente accurata di tali scoperte e invenzioni.

una raffigurazione di come potrà diventare una città ricostruita in chiave ecotopica

Fonti:

mercoledì 27 maggio 2020

La filosofia a difesa della Natura: Hans Jonas - STEP #18

Estendendo le tematiche sin qui sviluppate alla filosofia contemporanea, un pensatore che certamente deve essere ricordato è Hans Jonas. Tedesco ma di origine ebraica, durante il nazismo è costretto ad emigrare prima in Inghilterra e poi in Israele; successivamente si trasferisce negli Stati Uniti, dove rimarrà per il resto della vita, insegnando all'università.
Allievo di Heidegger, profondamente turbato dalla non opposizione del maestro al nazismo, inizia a riflettere criticamente sulla filosofia esistenzialistica e su tutta la filosofia occidentale, per individuare i motivi culturali che avevano indotto persone di grande valore scientifico a non assumere atteggiamenti responsabili, in momenti storicamente cruciali. Per Jonas il pensiero occidentale è stato caratterizzato dalla separazione tra uomo e natura, separazione che può spiegare lo scarso interesse per il mondo che ci circonda.
Egli ha cioè tentato di elaborare una nuova etica globale della civiltà tecnologica. Quest'ultima è definita un "Prometeo scatenato", riferendosi all'atteggiamento tipico dell'uomo occidentale, il quale persegue l'ideale baconiano di dominio illimitato sulla natura (qui spiegato). Così facendo, sostiene il filosofo, la civiltà sta minacciando la sopravvivenza stessa del globo ("viviamo in una situazione apocalittica [...] nell'imminenza di una catastrofe universale").
Questa nuova etica deve basarsi sulla responsabilità, seppur in maniera differente dai modelli tradizionali, in quanto questi ultimi si soffermano unicamente sull'uomo e sul contingente (sull'hic et nunc); questa nuova etica deve invece tener conto anche del mondo extraurbano e delle generazioni future: significativa la massima "se continuiamo a consumare energia e a inquinare il pianeta con gli attuali ritmi, che destino riserveremo ai nostri figli e nipoti?". Al classico imperativo categorico kantiano sostituisce un ben più attuale e concreto nuovo imperativo etico: "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra".
In termini filosofici, alla pericolosa euforia che accompagna l'utopismo moderno (derivante sia dal pensiero baconiano che da quello marxista), Jonas contrappone la modestia e la cautela, che fanno parte della nuova etica della responsabilità già spiegata; aggiunge inoltre che "la responsabilità si nutre sia della speranza che della paura". Questo principio di responsabilità si pone dunque come una "terza via" tra l'eccesso di speranza (come in Ernst Bloch) e l'eccesso di disperazione (come  in Gunther Anders): infatti Jonas conserva una certa, seppur moderata, fiducia nella ragione e nella libertà dell'uomo.
Da notare che il timore di una possibile catastrofe ecologica lo porta inoltre a criticare la Chiesa e il magistero "dissennato" del Papa a proposito della natalità.
Infine, il filosofo ha preso posizione anche su altri temi quali la bioetica, cioè eutanasia e manipolazione genetica, e il problema del male: arriva perfino ad abbandonare il concetto di onnipotenza divina.

Si osserva dunque come il pensiero di Jonas sia l'astrazione filosofica dei grandi eventi degli anni '70 riguardanti l'ambiente, quali il Rapporto sui limiti dello sviluppo e i primi movimenti ambientalisti (qui analizzato). In realtà queste idee sono più che mai valide al giorno d'oggi.

Hans Jonas


Fonti:
libro di testo: Abbagnano, Fornero, L'ideale e il reale 3, Pearson

mercoledì 20 maggio 2020

Ecosistema dalla A alla Z - STEP #17

Ecco un possibile abbecedario relativo al termine ecosistema:

Ambiente: è probabilmente il miglior sinonimo (collegamento effettuato in vari post: vedi qui, qui e qui)
Inquinamento (tematica affrontata in questo post)
Paesaggio (in questo post analisi artistica del termine)
Tansley, Arthur: ecologo inglese studioso di ecosistemi; coniò tale termine nel 1935 (spiegato qui)
Universo: può essere infatti considerato il più grande tra gli ecosistemi, contenente ogni cosa (vedi questo post)

venerdì 15 maggio 2020

Dalla "fase 2" alla Teoria dei giochi

Questo articolo della rivista scientifica Galileo mostra un interessante collegamento tra la situazione attuale dell'epidemia nel nostro Paese e la disciplina matematica della Teoria dei giochi.
Sappiamo a memoria oramai le regole del distanziamento sociale da rispettare in queste settimane di metà maggio, nella famosa "fase 2", in cui è possibile riprendere le interazioni sociali, se a debita distanza. Possiamo nuovamente andare nei parchi per passeggiate o attività sportive, ad esempio, con la conditio sine qua non che tali luoghi non siano affollati.
Ma come possiamo sapere cosa farà la maggioranza delle persone, in modo da poter fare l'opposto, e cioè essere nella minoranza che visita un certo luogo? Qui entra in gioco la matematica, in quanto è proprio la teoria dei giochi, o teoria delle decisioni interattive, a studiare tutte quelle situazioni in cui più persone interagiscono, avendo scopi differenti e le cui azioni hanno conseguenze sul risultato ottenuto da ognuno. Un classico esempio è la situazione di un automobilista che cerca il percorso con minor traffico: si cerca di indovinare cosa non farà la maggioranza, in modo da poter sfruttare il percorso più breve.

Il matematico John Nash, che diede un contributo sostanziale a questa disciplina matematica

giovedì 14 maggio 2020

Papa Francesco e la lotta per l'ambiente - STEP #16

"La terra è ferita, serve una conversione ecologica"     (Papa Francesco, Laudato si')
Queste parole sono tra le più significative dell'enciclica di papa Francesco Laudato si', risalente al giugno del 2018. Essa, il cui nome fa riferimento al Cantico delle creature di San Francesco ("Laudato si, mi Signore, cun tucte le creature tue"),  tratta l'interconnessione tra crisi ambientale della Terra e crisi sociale dell'umanità, ossia l'ecologia integrale: il papa sottolinea infatti come i temi sociali, economici e ambientale siano strettamente collegati.
Il punto di partenza è l'analisi dei dati scientifici, seppur quest'opera non sia affatto di stampo scientifico, come tende a sottolineare il papa; prende inoltre in considerazione lo scioglimento dei ghiacci e la Biodiversità, bene inestimabile del nostro pianeta. Il quadro che delinea nel primo capitolo dell'enciclica è alquanto buio: deterioramento della qualità della vita umana e della degradazione sociale. Il punto di vita del pontefice è quello di un teologo: Francesco ricorda che «l’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme» colpendo i più deboli. Problemi che «non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo»: è dunque una condanna contro le politiche attuali, le quali devono adoperarsi per un «sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi».
«I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria»; oggi «qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta». Di fronte all’esaurimento di alcune risorse si va creando «uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni». La politica dovrebbe essere più attenta, ma «il potere collegato con la finanza» resiste a questi sforzi. Anche in queste frasi possiamo cogliere una profonda condanna verso l'attuale sistema economico, cinico e insensibile ai problemi sociali e ambientali.
Il punto di vista dell'enciclica nel prosieguo del documento è la responsabilità morale degli uomini, che con i loro comportamenti influiscono su ambiente, inquinamento, riscaldamento globale e, in ultima analisi, di come possiamo impedire tutto questo. E il papa chiama tutti a una conversione ecologica: impegnarsi per la salvaguardia dell'ambiente, la nostra casa comune. Sostiene inoltre che inquinare, contribuire al riscaldamento globale, alla deforestazione è - in fondo - un peccato.

Per queste considerazioni ho scelto papa Francesco come "testimonial" del termine ecosistema.


mercoledì 13 maggio 2020

La Terra invoca aiuto - STEP #15

Nel Rapporto sui limiti dello sviluppo, commissionato al MIT dal Club di Roma nel 1972, grande importanza riveste il tema ambientale e degli ecosistemi.
L'analisi vuole infatti portare le nazioni alla riflessione sul rapporto tra ambiente e sviluppo economico; la tesi è semplice: le risorse del nostro pianeta sono limitate, mentre lo sfruttamento di queste, la popolazione e l'inquinamento aumentano in maniera esponenziale. Secondo gli autori, il perdurare di questi trend di crescita potrebbe portare al raggiungimento dei limiti naturali della Terra entro il nostro secolo: si entrerebbe in un'epoca di guerre, carestie, crollo demografico e della produzione, enormi disuguaglianze.
Per evitare tale prospettiva, gli autori ritengono necessario equilibrare la crescita, cioè cercare di perseguire un modello di sviluppo senza crescita della popolazione e della produzione, in equilibrio con l'ambiente; è dunque necessario un totale rinnovamento della società.
Per quanto riguarda la tematica ambientale, gli scienziati mostrano come le trasformazioni e lo sfruttamento ambientale siano sempre esistiti, ma che dal XIX sec. essi sono aumentati notevolmente, con l'avvento dell'industrializzazione. Nel XX secolo poi i problemi di inquinamento sono diventati più acuti e la pressione sulle risorse naturali si è ingigantita. Sono nate nuove problematiche, quali lo sfruttamento dei mari, l'inquinamento dovuto ai veicoli, i rifiuti non biodegradabili; si è perfino manifestata la possibilità di distruzione dell'intero pianeta, a causa delle armi atomiche. 
Negli anni '70 del Novecento, si assiste a una svolta nella coscienza collettiva rispetto ai problemi ambientali: nel modo di considerare la natura, l'ambiente, lo sviluppo e, proprio quando cominciano a manifestarsi i trionfi della nuova rivoluzione dell'automazione, dell'informatica, dell'elettronica, delle biotecnologie, l'ecologia, da ambito scientifico, diventa sensibilità culturale diffusa. Nel '73 le Nazioni Unite convocano la prima Conferenza sullo sviluppo sostenibile, in modo da aprire un dialogo globale sul tema. Grande impatto sull'opinione pubblica ha anche lo shock petrolifero del '73, il quale mostra la limitatezza delle risorse non rinnovabili. Fondamentali sono da quegli anni in poi gli studi scientifici effettuati sullo stato del pianeta.
Sono stati effettuati due aggiornamenti a The Limits to Growth: Beyond the Limits (1992) e Limits to Growth: The 30-Year Update (2004), nei quali si confermano le tesi iniziali e si chiarisce che i limiti della capacità di sostentamento della Terra sono già stati superati. Viene inoltre spostato l'accento dalla limitatezza delle risorse al problema climatico.
Allo stato attuale dei fatti, sono stati compiuti grandi passi in avanti dal 1972, soprattutto in campo tecnologico e riguardo la sensibilizzazione su queste tematiche, ma al contempo i problemi si sono aggravati, e dunque quanto fatto è ancora insufficiente.

lo sviluppo sostenibile da perseguire

i 17 obiettivi prefissati per uno sviluppo sostenibile in vista dell'Agenda 2030


Fonti:
http://www.treccani.it/export/sites/default/scuola/lezioni/storia/LIMITI_SVILUPPO_lezione.pdf

Maggiori informazioni sui Limiti dello sviluppo: documentario Limiti dello sviluppole previsioni del Club di Roma

sabato 9 maggio 2020

Previsioni sul futuro e limiti alla predittività della scienza

Nelle ultime lezioni abbiamo affrontato in modo scrupoloso la tematica di se e come sia possibile per l'uomo poter "prevedere il futuro": non si sta parlando certamente di arti magiche o astrologia, ma di scienza. Perché, in ultima analisi, la scienza ha come principio ultimo proprio il voler essere predittiva: l'esempio migliore ne è la fisica. Già Galileo infatti ricercava negli eventi naturali una loro ripetibilità; proprio da queste considerazioni nacque il metodo scientifico, che da secoli ci accompagna nella ricerca di leggi sempre più precise e che ci permettono di "usare" la Natura, nel senso baconiano del termine (vedi questo post).
Alcuni si sono spinti oltre, cercando leggi che potessero verificare la circolarità della Storia, allo stesso modo dell'alternarsi delle stagioni o del giorno e della notte: questo è infatti un concetto estremamente antico e radicato nella cultura occidentale, sin dalla mitologia greca. Un esempio studiato è l'ingegnere torinese Vilfredo Pareto, il quale sosteneva, nel Manuale di economia politica: "Si ammette, il che è ipotetico, che il futuro sarà eguale al passato"; egli infatti era convinto di poter applicare le leggi della matematica all'economia (concetto di econometria), e dunque di ritrovare una certa ripetibilità e prevedibilità dell'economia. Similmente fece il matematico russo Kondratiev, ideatore dei cicli economici e delle relative "onde".
Tuttavia, nessuna di queste teorie, né alcun'altra teoria scientifica, è riuscita nell'intento di spiegare l'intera realtà, come ambisce a fare la Teoria del Tutto, in fisica (qui maggiori informazioni). Sarà forse questa la teoria ricercata da tutti questi scienziati e che ci permetterà di stabilire, tra le altre cose, la circolarità o non del tempo?
Ovviamente ad ora non siamo in grado di rispondere a queste domande. E in futuro? Potrà aiutarci la tecnologia?
Già da decenni infatti i computer ci danno risposte a domande sempre più complesse, in un tempo sempre minore. Siamo inoltre consci di essere all'orizzonte di nuove stravolgenti scoperte nel campo della tecno-scienza, come ad esempio computer quantistici o deep learning.
In questo video un fisico prova a dare risposta a queste domande:

Ritiene che in un prossimo futuro, più o meno lontano, potremmo ridiventare come Cadmo, il fondatore dell'antica Tebe, il quale, secondo la leggenda, si recò a Delfi per invocare l'aiuto dell'oracolo per ritrovare la sorella rapita. Noi ovviamente non andremo dall'oracolo di Delfi, ma porremo le nostre domande ad un super computer.
Succederà realmente così? Nel caso in cui succedesse, sarebbe forse la prova definitiva della ciclicità della storia?

venerdì 8 maggio 2020

Lo sviluppo del calcolatore in due immagini







A sinistra, la macchina analitica, inventata da Charles Babbage nell'800, che abbiamo visto a lezione: esso è considerato il primo computer meccanico mai progettato.
A destra, il computer quantistico, in particolare un prototipo di IBM, che potrebbe rappresentare il futuro non solo dell'informatica, ma della tecnologia in generale.
Incredibilmente, questi due oggetti non sono così differenti di aspetto; tuttavia il primo si basa su manovelle e ingranaggi, il secondo sfrutta le più alte conoscenze della fisica quantistica di cui siamo a disposizione.

Ecco lo sviluppo tecnologico.


Alcuni link sull'argomento: Babbage's computerQuantum computing;
un video in cui viene spiegato in maniera eccellente il computer quantistico e le sue potenzialità: video

giovedì 7 maggio 2020

Gli incendi in Australia e i koala - STEP #14

koala
Questa straziante immagine che ha fatto il giro del mondo nei mesi scorsi simboleggia il terribile evento che ha sconvolto l'Australia negli ultimi mesi, ovvero, come tutti sappiamo, gli incendi su larga scala.
Il 2 marzo, dopo ben 8 terribili mesi, si sono estinte le fiamme che hanno provocato incalcolabili danni a questo Paese, ed in particolare alla flora e alla fauna: sarebbero stati uccisi oltre 1 miliardo di animali e messo a rischio l'esistenza di ben 113 specie. La specie più colpita è quella dei koala: non solo a causa dell'elevato numero di morti, ma anche perché le fiamme hanno distrutto centinaia di ettari di foreste di eucalipto, il loro habitat naturale.

foresta di eucalipto

L'area colpita maggiormente è la regione del Nuovo Galles del Sud, nella quale vi è Lake Innes, una colonia di ben 600 esemplari, dei quali si teme siano morti 350; molto è stato fatto dai cittadini della regione, in particolare dai volontari del Koala Hospital, struttura di ricerca unica al mondo.
Tuttavia, nonostante i vari sforzi dell'uomo, questa specie è stata già dichiarata funzionalmente estinta, ovvero si ritiene che il numero attuale di individui in natura, appena 80mila, sia insufficiente per garantire la sopravvivenza di nuove generazioni.
Vi è comunque una notizia incoraggiante, e cioè che i soccorritori hanno incominciato a reintrodurre nel loro ambiente gli esemplari salvati e curati, i quali verranno controllati, per assicurarsi il loro bene.


L'ingegneria ambientale a difesa dell'ambiente - STEP #13

Come già evidenziato in altri post, l'ambiente e gli ecosistemi rappresentano una delle maggiori problematiche della nostra società, in quanto lo sfruttamento delle risorse del nostro pianeta porterà in breve, secondo le previsioni, a danneggiare quest'ultimo in modo irreversibile, con terribili conseguenze per l'umanità (qui l'articolo relativo al Rapporto sui limiti dello sviluppo, qui l'articolo riguardo alla lotta di papa Francesco per l'ambiente).
Tuttavia molti sforzi sono già stati e verranno compiuti in tal senso; per quanto riguarda l'ingegneria, esiste una sua branca che studia queste tematiche, e cioè l'ingegneria ambientale. Si legge, nella descrizione del corso di laurea offerto dal Politecnico di Torino:  "Il corso di laurea in Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio forma ingegneri e ingegnere ambientali con un profilo di marcata trasversalità e versatilità. La complessità dei temi ambientali richiede solide conoscenze di base, competenze multidisciplinari e propensione all’innovazione. Gli ingegneri e le ingegnere ambientali padroneggiano gli aspetti tecnico-scientifici relativi all’interazione dell’uomo con terra, acqua, atmosfera e biosfera e progettano processi e soluzioni per un rapporto sostenibile uomo-ambiente."
L'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti ha recentemente pubblicato un rapporto sull'ingegneria ambientale nel quale vengono identificate 5 sfide urgenti che tale disciplina dovrà affrontare nel nostro secolo:

  1. Fornire cibo, acqua ed energia in modo sostenibile.
  2. Contrastare i cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, adattarsi ai relativi impatti.
  3. Progettare un futuro senza inquinamenti e rifiuti.
  4. Creare città efficienti, sane e resilienti.
  5. Promuovere decisioni e azioni informate.
Un corso certamente emblematico per i nostri scopi presente in questo percorso di studi è quello di Ecologia applicata all'ingegneria, il cui obiettivo è quello di "fornire un quadro d'insieme degli aspetti chimici, chimico-fisici, biologici ed ecologici per la descrizione dei comparti ambientali"; sono inoltre studiati "processi tecnologici propri dell'ingegneria per la mitigazione degli impatti, la tutela ambientale, la gestione delle risorse naturali".
Tra questi processi molto interessante è, ad esempio, la fitodepurazioneuna tecnica di depurazione delle acque basato sull'uso delle piante acquatiche: tale processo avviene naturalmente, ma può essere sfruttato artificialmente in veri e propri impianti di fitodepurazione delle acque reflue per uso civile e industriale, come il seguente:
schema di impianto di fitodepurazione a flusso superficiale o libero

Per quanto riguarda la fitodepurazione naturale, vengono usate particolari tipi di piante: le piante galleggianti, le quali svolgono proprio questo compito di depurazione delle acque attraverso le loro radici, come spiegato nel seguente video:



Fonti: 
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/26/lingegneria-ambientale-compie-30-anni-cinque-sfide-e-una-scommessa-da-affrontare/5062976/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ingegneria_ambientale

martedì 5 maggio 2020

Un ecosistema in miniatura

L'ottantenne David Latimer (in figura) è il protagonista di un sorprendente esperimento naturale. Spinto dalla curiosità, provò ad inserire in una giara di vetro del terriccio e dei semi, quindi aggiunse dell'acqua e lasciò il contenitore in un angolo luminoso della propria casa, dopo averlo sigillato con un tappo di sughero.
Col passare dei mesi si rese conto che le piante crescevano in modo autonomo, senza la necessità di un'ulteriore aggiunta di acqua. Questo perché si era creato all'interno della giara un vero e proprio ecosistema in miniatura: grazie alla luce solare, era resa possibile la fotosintesi, la quale creava l'ossigeno necessario alla respirazione e aggiungeva umidità all'ambiente; umidità dalla quale derivava una pioggerellina che ricadeva sulle piante. Infine le piante morte producevano anidride carbonica, necessaria anch'essa per la fotosintesi e per il nutrimento.
Ebbene, ecco il risultato dopo ben 56 anni:

Il "giardino in bottiglia"
Vanno tuttavia fatte alcune considerazioni scientifiche: non si tratta di un "miracolo della Natura", ma semplicemente dell'assommarsi di alcuni fattori favorevoli. In primis, il contenitore non è un ambiente totalmente isolato: riceve infatti la luce solare, una minima quantità di ossigeno attraverso il tappo ed è costantemente ad una temperatura controllata, in quanto si trova in un'abitazione.
Inoltre, i semi usati inizialmente sono di una pianta che esige una quantità minima di risorse: l'erba Miseria.

Fonti:
https://www.ehabitat.it/2016/05/04/cinquatasei-anni-e-non-sentirli-il-miracolo-del-giardino-in-bottiglia-di-david-latimer/

domenica 26 aprile 2020

Quando la Natura si riappropria dei suoi spazi - STEP #11


Cigno e nutria  nel Naviglio
Delfino a Trieste

Tra i vari effetti della quarantena che stiamo vivendo in queste settimane ce n'è uno particolarmente bizzarro di cui si è parlato: essendo deserti i centri abitati, molti animali si sono inoltrati in spazi in cui non siamo soliti vederli.
Nelle foto che ho riportato come esempio (qui l'articolo completo), si possono osservare i delfini avvicinarsi al porto di Trieste oppure un cigno e una nutria mentre nuotano nel Naviglio Grande a Milano. Ma questo non vale unicamente per gli animali marini: sempre a Milano, come mostrato nelle foto seguenti, i parchi sono popolati dalle lepri, mentre Piazza Duomo è affollata dai piccioni in cerca di cibo, come se facessero le veci delle migliaia di persone che solitamente affollano questa magnifica piazza ogni giorno.

Lepri a Milano

Piccioni in Piazza Duomo

Si potrebbe perciò sostenere che sia in atto una mescolamento tra l'ecosistema urbano e quello naturale, il quale tuttavia avrà vita breve: non appena sarà finita la quarantena, infatti, certamente l'uomo si riappropierà dei suoi spazi all'interno delle città.




Fonti:
https://tg24.sky.it/ambiente/2020/03/23/coronavirus-animali-citta-vuote
https://www.galileonet.it/coronavirus-isolamento-animali-citta/

lunedì 6 aprile 2020

Viviamo realmente in 3 dimensioni?

Flatandia non è solamente un racconto di fantasia (qui il relativo post): l'ipotesi che il nostro universo sia costituito di più dimensioni o che esistano altri universi paralleli a noi sono vere e proprie teorie fisiche. Un esempio è la teoria del Multiverso, sviluppata per la prima volta nel 1957 sfruttando l'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica (contrapposta all'interpretazione di Copenaghen), secondo la quale ogni evento è un punto di diramazione. Noi viviamo in uno dei tanti rami dell'universo, i quali sono tutti reali ma che non possono interagire tra di loro.
Sembra fantascienza? Beh per ora lo è, in quanto non c'è alcuna prova sperimentale a riguardo: questa infatti è la maggiore obiezione a simili teorie, che tuttavia sono supportate da scienziati del calibro di Stephen Hawking.
Inoltre, queste teorie sono studiate anche dalla Filosofia: risale infatti già all'antica Grecia, ed in particolare a Talete, Anassimandro e agli atomisti, quali Democrito, ma anche Epicuro e Lucrezio, la convinzione della pluralità dei mondi. Si arriva fino alla teoria dei mondi possibili di Leibniz, solo per citarne alcuni.
Dunque queste non sono convinzioni così lontane e assurde: forse siamo solamente incapaci di cogliere le dimensioni nascoste intorno a noi, come fantasticamente ipotizzato in Flatlandia.
Molti tentativi sono stati fatti per cercare di rappresentare oggetti in più di 3 dimensioni, come i seguenti:

Ma anche nell'arte, come l'Arco de La Défense di Parigi, il Corpus Hypercubus di Salvador Dalí, e nella cinematografia: nel film Interstellar e persino in un film come Captain America - Il primo Vendicatore sono citate figure in 4 dimensioni come i tesseratti.

Fonti e link relativi all'argomento: Multiversodimensione parallelacosa sono le dimensioni?dimensioni nascostedimensione parallelaipercubo

mercoledì 1 aprile 2020

La Teoria del Tutto

In riferimento al precedente post in cui ho accennato alla Teoria del Tutto, vorrei riportare alcuni considerazioni e riferimenti a riguardo.
Una teoria del genere ha infatti implicazioni in ogni campo: non solo quello scientifico, in cui nasce e si sviluppa. Essa, se un giorno dovesse essere confermata, ci permetterebbe di dare risposta alle domande ultime dell'uomo: Chi siamo?, Da dove veniamo?, Dove andiamo?. Si arriverebbe ad un punto in cui saremmo in grado di "leggere la mente di Dio" e, in un certo senso, di poter prevedere il futuro.
Avrebbero ancora senso, a quel punto, la Religione e la Filosofia, le quali entrambe hanno lo scopo, seppur in maniera profondamente diversa, di dar conforto all'uomo di fronte alla sua impotenza nei confronti del Cosmo?
Certamente ad oggi non possiamo prevedere cosa implicherebbe una simile Teoria. Dal punto di vista scientifico, invece, immani sono gli sforzi in questo senso: una scoperta di questa portata sarebbe difatti il gradino più alto cui l'ingenium della nostra specie sarebbe mai arrivato.



Alcuni link sull'argomento: teoria del tutto (punto di vista fisico)teoria delle stringhe;
alcuni libri di divulgazione scientifica del grandissimo astrofisico Stephen Hawking: libri.

Fonti:
https://web.infinito.it/utenti/s/sercas/cdl/tutto.htm