giovedì 4 giugno 2020

Deus sive Natura e l'etica di Spinoza - STEP #21

Sempre rimanendo nella filosofia del '500 e '600, dopo aver analizzato Giordano Bruno e Francesco Bacone (rispettivamente qui e qui), passo ora al pensiero Baruch Spinoza, ed in particolare alla sua etica, che è il punto di arrivo della sua riflessione metafisica.
Come nei primi due filosofi citati, anche in Spinoza riveste grande importanza la natura: egli concilia il dualismo mente/corpo facendo di Dio la causa immanente di questa; da qui il famoso motto Deus sive Natura, secondo il quale Dio e il mondo non sono due enti separati, ma un unico ente.
Tornando all'etica, Spinoza intende proporre la sua stessa filosofia come un modo per "attraversare la vita non con paura e pianto, ma in serenità, letizia e ilarità".  Identifica il concetto di naturalità dell'uomo: egli non è una creatura privilegiata, come sostenuto da molti, ma una formazione naturale posta, come tutte le altre, alle comuni leggi dell'universo. Le azioni umane sono casi particolari di queste leggi, dunque possono venire studiate proprio come leggi naturali, con una matematica obiettività: è il cosiddetto geometrismo morale. Ne consegue che le passioni umane non devono essere trattate come vizi ma come proprietà che appartengono alla natura umana: si comprende dunque come il filosofo abbandoni ogni forma di atteggiamento moralistico nei confronti delle pulsioni umane. Infatti giudica buono unicamente ciò che è utile.
Sempre all'interno di questa geometria di emozioni e affetti, distingue questi ultimi in due tipologie: azioni e passioni.  Le azioni sono gli affetti di cui siamo "causa adeguata", mentre le passioni sono gli affetti che subiamo o patiamo.

Baruch Spinoza


Fonti:
libro di testo: Abbagnano, Fornero, L'ideale e il reale 2, Pearson

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