"Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dei e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sì e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso. Ed ora bisogna spiegare come gli esseri viventi siano chiamati mortali e immortali. [...] Cosí, quando sia perfetta ed alata, l’anima spazia nell’alto e governa il mondo; ma quando un’anima perde le ali, essa precipita fino a che non s’appiglia a qualcosa di solido, dove si accasa, e assume un corpo di terra che sembra si muova da solo, per merito della potenza dell’anima. Questa composita struttura d’anima e di corpo fu chiamata essere vivente, e poi definita mortale." (Platone - Fedro, 246 a, b, c)Questo testo, tratto dal Fedro di Platone, è parte del mito del carro e dell'auriga. In questo dialogo, diversamente da quanto fatto nel Fedone, nel quale era sottolineata l'unità e la semplicità dell'anima, Platone distingue quest'ultima in 3 parti:
- la parte razionale, che domina gli impulsi
- la parte desiderante/concupiscibile, principio di tutti gli impulsi
- la parte irascibile/coraggiosa, che dà sostegno a quella razionale e lotta per ciò che la ragione ritiene giusto.
Questa tripartizione è chiarita mediante il mito del carro alato, appunto, nel quale l'anima è paragonata ad una biga alata, guidata da un auriga e trainata da una coppia di cavalli, di cui uno bianco e obbediente, l'altro nero e imbizzarrito. L'auriga corrisponde al logos, la parte razionale dell'anima, che deve guidare in modo sapiente i due cavalli, che simboleggiano la parte coraggiosa dell'animo (cavallo bianco) e la parte pulsionale, emotiva (cavallo nero), vero l'iperuranio, sede delle idee e dell'essere autentico. Tuttavia l'auriga può resistere poco in questo mondo celeste, in quanto tirato verso il basso, cioè verso il corruttibile e sensibile, dal cavallo nero. Dopo la ridiscesa quest'anima andrà a vivificare un corpo: questa persona sarà più o meno sapiente, ovvero più o meno dedita alla ricerca di verità e bellezza, in base a quanto ha potuto osservare il mondo delle idee.
Con questo mito Platone riesce a spiegare anche il concetto della reincarnazione.
Proprio quest'idea di unione, simbiosi e unità sia delle tre parti dell'anima, in primo luogo, che dell'anima con il corpo, in secondo luogo, mi suggerisce naturalmente la comparsa del termine ecosistema nei dialoghi di Platone.
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biga alata |
Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Mito_del_carro_e_dell%27auriga
libro di testo: Abbagnano, Fornero, L'ideale e il reale 1, Pearson
https://it.wikipedia.org/wiki/Mito_del_carro_e_dell%27auriga
libro di testo: Abbagnano, Fornero, L'ideale e il reale 1, Pearson
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